Il luogo dei fatti e dei commenti
IL TRAVAGLIO DEI PARTITI
Il 5 aprile 2012 fa il paio col 12 novembre 2011: le dimissioni di Bossi rimandano alle dimissioni di Berlusconi. Non tanto perche' sembra finito un certo sistema di potere simbolizzato dalle cene di Arcore, quanto perche' la crisi della rappresentanza politica viene a coincidere con il malinconico addio ai partiti con uomini soli al comando, partiti dalle forti leadership dove contava di piu' essere nelle grazie del capo che fare esperienza riunione dopo riunione. Partiti senza congressi e tessere, dalle dimenticate regole interne.
La Seconda Repubblica e' stata caratterizzata dal partito di Berlusconi, da quello di Bossi, ma anche da quelli di Casini, Di Pietro, Fini, Rutelli, dalle incoronazioni a suon di primarie di Prodi. Abbiamo assistito a scissioni e a scissioni delle scissioni, causate da difficolta' di coesistenza. Abbiamo votato nomi e cognomi divenuti "marchi di fabbrica" e non partiti espressione di ideali e contenuti. Col risultato che i partiti adesso sono screditati, vilipesi, dannati. Mentre a loro tocca l'insostituibile compito di cerniera tra la gente e le istituzioni, un compito di vitale importanza per la democrazia. Il default del sistema di finanziamento pubblico (vedi i casi Margherita e Lega) ha messo drammaticamente in evidenza i problemi di un panorama scarsamente democratico. Cosi' ancora una volta, di fronte alla cancrena, ecco intervenire magistratura e tecnici, in un'Italia che sembra non essere in grado di imparare dai pezzi di brutta storia che ha alle spalle (abbiamo celebrato i 150 anni, ma ci siamo chiesti perche' da noi hanno attecchito fascismo e terrorismo?).
Che cosa occorre adesso?
- Varare regole giuste per il finanziamento ai partiti e sui costi della politica.
- Ridare spazio a partiti veri, dove la partecipazione dei cittadini ci sia e sia di peso e dove sia possibile un confronto sulle politiche. Perche' non tutta la politica e' "uguale" ma esistono spesso soluzioni diverse suggerite da visioni diverse.
- Non concedere nulla (ma proprio nulla!) alla retorica incendiaria di chi divide gli italiani. I casi sono due: o torniamo ai guelfi e ghibellini e ai mille campanili o decidiamo di "salvarci" insieme perche' abbiamo un unico destino di italiani.