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RAPPORTO. L'ESCLUSIONE SOCIALE IN LOMBARDIA
E' un quadro in chiaroscuro quello che emerge dal rapporto 2009 sull'esclusione sociale in Lombardia presentato in Regione alla presenza del presidente Roberto Formigoni e degli assessori alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarieta' Sociale, Giulio Boscagli, e all'Istruzione, Formazione e Lavoro, Gianni Rossoni. La disoccupazione, ad esempio, e' passata dal 3,7% del 2008 al 5,4% del 2009 con una diminuzione del tasso di occupazione dal 67% del 2008 al 65,8% del 2009. E se, nel 2008, il numero di assunzioni e' stato di 2,2 milioni, nel 2009 è sceso a 1,5 milioni. Ancora, a fronte di 342 mila soggetti (12%) che mostrano percorsi in peggioramento da forme di lavoro dipendente a forme di lavoro atipico, sono quasi 600.000 (21,4%) le persone che hanno migliorato i propri percorsi. Altro dato significativo e' la forte crescita di soggetti assistiti maschi italiani che, per la prima volta, hanno superato gli stranieri (50,4% contro il 49,6%). Ma, anche in questo contesto, la Lombardia mostra una situazione migliore rispetto a quella della altre Regioni. L'analisi dei redditi mostra infatti una struttura delle diseguaglianze piu' contenuta. E anche dalla lettura multidimensionale del fenomeno, considerando cioe' come fattori reddito, bisogni primari, salute, istruzione e lavoro, e' emersa una condizione migliore rispetto alla media nazionale: sono infatti presenti segnali di poverta' in almeno due ambiti per il 5,4% dei cittadini lombardi, mentre il dato nazionale e' il 12,1%. "Questo significa - ha commentato Formigoni - che ci sono comunque elementi di positivita', legati soprattutto alla nostra capacita' di mobilitare i fondi o organizzare le politiche laddove i bisogni lo hanno richiesto, secondo quell'approccio sussidiario che caratterizza il nostro modo di amministrare". Un nuovo welfare- Per fare "ancora meglio e ancora di più", secondo Formigoni, e' però quanto mai necessario realizzare un nuovo sistema di welfare, "più moderno e efficace sul fronte degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive e che sia realmente universale e fondato su un principio di responsabilita' del lavoratore, non ripercorrendo forme di assistenzialismo sorpassate e dannose". "Solo con un approccio positivo e costruttivo - ha aggiunto Formigoni - possiamo infatti porre le basi per una ripartenza solida e diffusa. Serve dunque un nuovo welfare che riconosca e valorizzi la centralita' della famiglia, del profit e del privato sociale quali motori e fattori di sviluppo e che sappia creare quelle condizioni affinche' le opportunita' siano davvero a disposizione di tutti". Assolutamente d'accordo anche l'assessore Boscagli che ha parlato di un "welfare delle opportunita'", che sappia stimolare e valorizzare le energie presenti nella societa', per costruire la Lombardia e l'Italia del dopo crisi e che permetta di realizzare politiche stabili nel tempo che coinvolgano tutti gli attori principali del nuovo welfare, le istituzioni a tutti i livelli, il terzo settore e il mondo imprenditoriale". Come? Integrando gli interventi realizzati, che permetta nel breve periodo di arrivare anche a un indicatore di reddito unico, e ampliando la collaborazione con terzo settore e mondo imprenditoriale. "E' necessario un nuovo approccio - e' la sintesi di Boscagli - che valorizzi ad ogni livello la responsabilita' della persona che stimoli cio' che il tessuto sociale e' capace di generare". Politiche per il lavoro - "Dobbiamo passare da una concezione del lavoro, che non e' piu' fondata sul posto fisso da una parte e sull'assistenzialismo dall'altra - ha spiegato Formigoni - a garantire interventi per lo sviluppo che esaltino la responsabilita' personali. Siamo chiamati a ragionare sulla occupabilita' più che sulle vecchie forme di tutela". Servono anche strumenti nuovi. Formigoni ha ipotizzato l'opportunità "di strutturare un sistema di previdenza complementare ed integrativa a livello regionale". E ha ribadito la necessita' di un nuovo sistema contrattuale dove "il baricentro sia finalmente spostato lì dove si produce, mediante una contrattazione decentrata di secondo livello (sempre nel rispetto della contrattazione collettiva nazionale) che tenga conto dei livelli di costo della vita nelle diverse aree, introducendo anche criteri di premialita'". "Il 2009 - ha detto invece Rossoni - e' stato difficile, ma caratterizzato dalla grande disponibilita' di tutti i soggetti datoriali rispetto a chi e' rimasto fuori dal mondo del lavoro. E il modello lombardo di reinserimento lavorativo a un livello piu' alto e' stato riconosciuto anche livello nazionale quello che meglio potesse rispondere alle crisi diffuse". "In poche parole - ha concluso Formigoni - ci aspetta un lavoro ancora molto duro sotto molti punti di vista. Un lavoro che potremo portare avanti tanto meglio quanto più uniremo le forze del pubblico, del privato sociale e dei privati. E la miglior politica pubblica non è l'assistenzialismo, ma il sostegno sussidiario a chi concretamente porta aiuto, a chi porta cibo, a chi e' capace di rimettere in carreggiata la persona in difficolta' orientandola, formandola, mettendola nelle condizioni di camminare da solo".