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RECENSIONI/ QUELLO CHE NON TI DICONO

"Quello che non ti dicono" di Mario Calabresi è un bel libro, scritto molto bene. Pubblicato nello scorso ottobre, racconta una storia di quarantacinque anni fa attraverso le testimonianze di protagonisti dell'epoca e di documenti a volte già noti ma rivisitati. Al centro dell'indagine è la vita (doppia) di Carlo Saronio, giovane ingegnere di una ricca famiglia milanese che da una parte sognava di metter su famiglia e dall'altra partecipava alle vicende della sinistra extraparlamentare che stava cominciando a moltiplicare i gesti violenti contro aziende e persone. Scopo della ricostruzione è scoprire il "vero" Saronio, la cui esistenza venne stroncata proprio da coloro con i quali condivideva la parte clandestina della sua esistenza. Giuda tra i Giuda, fu il suo amico Carlo Fioroni a idearne il rapimento mirando al riscatto: Carlo rimase ucciso da una dose eccessiva di cloroformio.
Fioroni era nato a Cittiglio in provincia di Varese ma era cresciuto a Milano, in zona Porta Vittoria, la stessa del Saronio, che abitava in Corso Venezia. Era laureato in lettere. Insegnava ma nello stesso tempo studiava e praticava il verbo maoista, frequentando in lungo e in largo da leaderino l'ambiente della contestazione studentesca. Fu lui a portare Toni Negri e Renato Curcio in una casa del "borghese" Saronio, in un periodo in cui, come racconta oggi Silvia, la fidanzata di Carlo, "a diciott'anni si andava alle manifestazioni e si frequentava il gruppo del Vangelo in parrocchia e queste cose stavano insieme" (a conferma della crisi che stava travolgendo la proposta dell'istituzione ecclesiale ai giovani, n.d.r.).

45 anni dopo Fioroni è in Francia, a Lille, dipinge quadri e conduce un'esistenza appunto borghese, purtroppo pontificando ancora su rivoluzione e riscatto dall'ingiustizia sociale. Vive li dai primi anni '80, quando venne scarcerato in quanto collaboratore di giustizia: anche per i vecchi compagni è un traditore, un finto pentito. E il libro di Calabresi ne conferma la figura negativa. Si pensi che persino sapendo della morte di Carlo (che lo aveva spesso salvato ospitandolo sotto falso nome a casa sua) aveva continuato a chiedere soldi alla famiglia (assieme ai complici) promettendo una liberazione impossibile.
Saronio, che forse avrebbe voluto fare il ricercatore negli Stati Uniti, dove aveva trascorso un anno, è il padre di una figlia che non ha mai conosciuto essendo nata pochi mesi dopo la sua morte. Proprio lei, e don Piero, prete missionario nipote di Carlo, scavano con l'autore negli anni '70 riesumando vicende personali e sociali. Molto probabilmente vorrebbero scoprire una figura idealista, magari ingenua, vittima di un tradimento non sufficientemente risarcito dalla giustizia. Invece ecco emergere le ambiguità e i tragici compromessi che avevano soffocato la vita di Carlo. Il quale, come tanti altri figli di famiglie ricche e benestanti, venne attirato dal fascino di una opinione corrente che mescolava ideologia e utopia, creando i presupposti di una svolta tragica per l'intero Paese. Come sappiamo, fu una escalation di fatti in cui si passò in poco tempo dai proclami alle azioni sanguinarie. Una storia che oggi a ricordarla suscita ancora dolore per qualcuno e comunque tanta tristezza, certamente non malinconia. Una storia con la quale, nonostante imbarazzo e sofferenza, è importante e necessario fare i conti.